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Storia
Era il 17 maggio 1845 quando il Comune di Vicenza sottoscriveva il contratto con la "Societè civile d'eclairage par le gaz des villes de Padove, Vicenze et Trèvise" per l'illuminazione della città antica: l'amministrazione pubblica dava il servizio in concessione all'azienda francese, la quale si impegnava a installare 150 fanali a gas e a realizzare un gasometro di 1000 metri cubi nell'area di San Biagio, con una rete di distribuzione di complessivi 3 chilometri e mezzo.
Cinquant’anni dopo, il Consiglio Comunale decideva di assumere direttamente la gestione del servizio d'illuminazione pubblica e privata. Dopo il riscatto degli impianti dalla società lionese, le officine del gas furono assai potenziate: un anno dopo l'acquisto di un ulteriore terreno in San Biagio, avvenuto nel 1900, erano in funzione 4 forni e 3 gasometri, con una rete di distribuzione di 30 chilometri.
La legge istitutiva della Municipalizzazione, promulgata il 29 marzo 1903, trovava a Vicenza un lavoro già iniziato: l'ente locale da un decennio e più era infatti impegnato a rendere alla popolazione i servizi pubblici essenziali. All'atto di nascita, le Aziende Industriali Municipalizzate di Vicenza disponevano di un patrimonio cospicuo per quegli anni.
Al settore Acquedotto facevano riferimento il campo pozzi del Moracchino, su una superficie di circa 5 mila metri quadrati; la centrale di sollevamento di viale Trento, con due gruppi motori; due serbatoi d'accumulo alle Scalette di monte Berico e una vasca nel parco di villa Guiccioli; la rete di distribuzione sviluppata per 13 chilometri. Riguardo al settore Gas, il patrimonio consisteva, oltre che in una rete di 31 chilometri, negli impianti di San Biagio, costituiti da 4 forni e 3 gasometri per una capacità complessiva di 3 mila 500 metri cubi.
Infine, relativamente al settore Elettricità, l'azienda disponeva di un impianto sollevatore annesso alla centrale di sollevamento di viale Trento, di una cabina a San Biagio, dell'impianto esterno di illuminazione rappresentato da 20 candelabri e 42 lampade ad arco.
Se è vero che nella storia di AIM si specchia la città, la lettura dei bilanci consuntivi, fin dal primo anno di vita dell'azienda, dà numerosi spunti su cui riflettere. Il consumo dell'acqua del 1906, per esempio, evidenzia che la quantità usata dai privati cittadini ammontava a 370.688 metri cubi, mentre al Comune per i propri edifici e per le fontane pubbliche furono addebitati 207.529 metri cubi. Un dato che indica come le abitazioni periferiche si servissero soprattutto di pozzi privati e che molte famiglie usavano approvvigionarsi d'acqua alle pubbliche fontane.
Una statistica dei casi di tifo rilevati nel 1910 e 1911 - rispettivamente 44 e 96 episodi di infezione metteva tuttavia in luce quanto estesa e grave fosse l'inquinamento delle falde superficiali. Di qui l'approvazione nel 1912 di un progetto di estensione della rete di distribuzione, tale da includere Saviabona, Bertesinella, Settecà, Villa Margherita, Sant'Agostino, Maddalene, strada Marosticana fino a Polegge e Panna, strada Postumia fino a Ospedaletto. Lo sviluppo della rete raggiunse i 57 chilometri di tubazioni, che alimentavano 90 fontane pubbliche e circa 3 mila private abitazioni, con un consumo complessivo di quasi un milione di metri cubi l'anno.
Anche la lettura, e interpretazione, dei numeri relativi al gas consentono di avvicinare la reale vita quotidiana delle famiglie vicentine del primo '900. Sempre il conto consuntivo del 1906 segnala che i consumi per usi privati ammontavano a I milione 103.295 metri cubi, di cui ben 756.326 per illuminazione; i consumi derivati da uso combustibile assommavano infine a soli 210 mila metri cubi. Tali cifre ci raccontano come per la cottura dei cibi, e ancor più per il riscaldamento delle abitazioni, fosse allora prevalente l'impiego di legna e carbone.
Il conto consuntivo ci informa inoltre del consumo di 180.550 metri cubi di gas per illuminazione pubblica. Un dato che ci aiuta a capire come e quanto fossero illuminate le strade cittadine. Poiché‚ il consumo medio per fanale era di 110 litri per ora, se ne ricava che l'illuminazione stradale era garantita da circa 750 lanterne. Poco riscaldate, malamente illuminate e senz'acqua. Tali erano, in gran parte, le case di città. Ma il progresso avanzava rapido, il processo di modernizzazione investiva le abitazioni del vicentino. Garantita la fornitura dell'energia elettrica per mezzo dell'intesa con la Sade, le AIM nel corso del 1907 promossero i lavori di potenziamento complessivo degli impianti e della rete di distribuzione, con posa in cavo sotterraneo di quasi tutte le condutture ad alta tensione.
La crescita della città pose poi nuovamente la questione dei trasporti collettivi. Il Comune diede quindi incarico alle AIM di predisporre il progetto per una linea di tramvia elettrica, che partendo da Borgo Padova - capolinea all'altezza di contrà dei Forti - serviva l'asse di spina cittadino costituito da via XX settembre, corso Principe Umberto, porta Castello, viale della Stazione (l'altro capolinea stava appunto alla ferrovia). Il progetto approntato dal direttore AIM, ingegner Leo Dallari, prevedeva un binario unico di 2,1 chilometri, con scartamento di 1 metro e tre scambi intermedi (piazza Castello, San Barbara, piazza XX settembre). Il parco mobile doveva essere costituito da 5 vetture della capienza di 30 posti.
Dopo la seconda guerra mondiale, il recupero di ruolo e funzioni da parte delle AIM nella vita cittadina avvenne con estrema celerità poiché la riacquisizione della "quotidiana normalità" nella dimensione urbana passava anche e soprattutto per i servizi basilari prestati alle famiglie e al sistema economico dall'azienda. Tant'è che, oltre a ripristinare gli impianti distrutti o danneggiati, le AIM provvidero anche a fronteggiare, nell'estate del '46, le richieste di allacciamenti nel nuovo quartiere sorto sull'area dell'ex Piazza d'Armi.
Il primo settembre dello stesso anno, rientrò in funzione anche la filovia sulla linea Case statali della Stanga-Piazzale Roma; due mesi dopo riprese il servizio anche la tranvia fra Piazzale Roma e San Lazzaro, mentre la linea Centro-San Bortolo dovette attendere il primo gennaio 1947. Di lì a qualche anno, in un piano di investimenti indirizzato a sostituire un parco mezzi ormai vetusto e inefficace, nel novembre 1950 venne decisa la soppressione dell'ultimo tram: sulla linea di San Lazzaro iniziava a viaggiare il primo autobus.
Intanto la metanizzazione, con lo sfruttamento dei giacimenti della Val Padana, comportava la fine di una stagione: il carbone non serviva più, l'officina del gas di San Biagio che con i suoi forni aveva lavorato migliaia di tonnellate di fossile poteva essere abbandonata. In suo luogo entrava in funzione il gasometro elicoidale di viale Fusinieri, capace di immagazzinare fino a 30 mila metri cubi di gas. Non solo della realizzazione del nuovo gasometro l'azienda si dovette occupare: per l'introduzione del metano si rese necessaria la predisposizione di tutti i circa 12 mila apparecchi privati collegati al servizio. Da maggio a settembre del 1957, una squadra di operai AIM fu impegnata nella "operazione fornelli", passando di abitazione in abitazione per sistemare tutti gli apparecchi.
Man mano che la motorizzazione privata si diffondeva, il sistema del trasporti pubblici subiva rilevanti contrazioni nel volume dei passeggeri trasportati: erano 16.313.457 e nel 1961, passavano a 13.965.597 nel 1965. I bilanci A.I.M. alla soglia degli anni '70 iniziano a portare un segno negativo e fino al 1975 l'azienda matura una perdita complessiva di quasi 2,5 miliardi. Il conseguimento di tali disavanzi è riconducibile principalmente all'inadeguatezza delle tariffe di vendita rispetto ai costi e, in special modo, all'incidenza del deficit strutturale relativo al settore trasporti. Deficit strutturale in quanto diretta ripercussione di una cultura politica che voleva i servizi pubblici resi a tariffe "sociali". Ne derivò il rallentamento del programma di investimenti per il quadriennio 1972-'75, rinviati in parte al piano programmatico successivo. Nonostante tali vincoli, le AIM proseguirono in una politica di sviluppo tesa, come si legge nel bilancio preventivo 1972, "a far partecipare tutti i cittadini ai benefici di una crescita dei servizi".
Il "Piano dei trasporti dell'area metropolitana di Vicenza", che riconosceva nelle AIM l'unico ente gestore, prendeva avvio concreto il 12 ottobre 1976 con l'istituzione delle linee che collegavano il capoluogo con i comuni di Altavilla e Monteviale. Nel corso degli anni '70, le AIM venivano chiamate a una duplice sfida. Da una parte, le aziende municipali volgevano la propria azione a un'area che non teneva più conto dei confini di Vicenza, ma guardava alla realtà di un nucleo urbano sostanzialmente omogeneo ancorché amministrativamente frammentato. Il secondo fronte atteneva al ruolo delle AIM rispetto a problematiche, quali l'inquinamento e la gestione delle risorse energetiche, sino ad allora piuttosto marginali.
In tale prospettiva, trovano spiegazione scelte aziendali che ancora oggi mantengono i loro effetti. La salvaguardia della salute pubblica, per esempio, motiva l'estensione della rete idrica anche alle zone più periferiche, viste le condizioni igieniche della falda freatica e i pericoli connessi all'impiego di pozzi privati. In termini di strategie generali, sempre tenendo le problematiche dell'inquinamento come cornice di riferimento, si comprende allora la municipalizzazione del servizio di igiene ambientale nel 1981 e la cessione da parte del Comune alle AIM, con delibera del 22 luglio 1994, del servizio fognatura e depurazione.
Iniziative tese al controllo del ciclo completo delle acque. Al momento della municipalizzazione del servizio di igiene ambientale, era operante l'impianto inceneritore di Monte Crocetta, in grado di smaltire il 25% del rifiuti raccolti. Di qui la ricerca di un sito idoneo a ospitare una discarica controllata, individuato in una cava dismessa in località Pontesello di Montecchio Maggiore. L'entrata in funzione dell'impianto, progettato per un utilizzo di 10 anni, è stato accompagnato da un costante monitoraggio delle falde di Montecchio e del percolato della discarica stessa. Dal 1981, anno della municipalizzazione, il progressivo ammodernamento dei servizi e l'incremento della differenziazione del rifiuti hanno portato alla situazione attuale, con l'85% del rifiuti raccolto meccanicamente e solo il 15% manualmente nella zona centrale della città storica.
Riguardo al teleriscaldamento, i lavori di realizzazione sono stati avviati nel 1988 e hanno dato luogo all'impianto di riscaldamento urbano alimentato dalla fonte geotermica del pozzo "Vicenza 1 ", sito in viale Cricoli. Con l'acquisizione di una quota della centrale di Ponti sul Mincio, insieme alle Aziende di Brescia, Verona, Rovereto, le AIM dispongono di un'importante fonte di autoproduzione di energia elettrica, capace di coprire una rilevante parte del proprio fabbisogno.
Con decisione del 1993 il Consiglio Comunale ha dato vita dal 1994 all'Azienda Mobilità per trasformazione dell'Azienda Trasporti, con un'iniziativa ancora una volta all'avanguardia nel contesto nazionale. Sono state infatti così sintetizzate in un unico soggetto attività che si compendiano tecnicamente ed economicamente: i trasporti collettivi e la sosta del mezzi privati.
Nel 1996 AIM, festeggiando il traguardo dei 90 anni, diventa Aziende Industriali Municipali, con propria autonomia giuridica e soggettività tributaria e nell’anno successivo entrano in vigore i Contratti di Servizio che regolano il rapporto tra Comune e AIM. Nel 2000 AIM compie un ulteriore passo in avanti: si costituisce infatti società per azioni, assumendo la denominazione di AIM Vicenza spa, per riorganizzarsi cinque anni dopo come holding di gruppo e di sette società operative controllate.
Testo tratto da “Le Aziende Industriali Municipali di Vicenza”a cura di Renato Camurri. Le tappe più significative 1896 la città di Vicenza inaugura l’acquedotto 1903 il Consiglio Comunale approva il progetto di sistemazione dell’officina municipale del gas, avviando il processo che porterà alla fondazione di AIM 1906 nascono le Aziende Industriali Municipalizzate per la distillazione del gas, la gestione dell’elettricità, dell’illuminazione pubblica e dell’acquedotto 1911 AIM inaugura il servizio di tram elettrico 1927 le vecchie linee tranviarie vengono sostituite dalla filovia urbana, prima realizzazione in Italia che pone Vicenza all’avanguardia anche rispetto altri centri europei 1946 graduale ripresa delle attività delle Aziende Industriali Municipalizzate dopo la Seconda Guerra Mondiale Anni ’50 estensione delle reti e miglioramenti del servizio di distribuzione acqua potabile, gas, elettricità e trasporto urbano 1957 AIM, tra le prime in Veneto, cessa definitivamente la produzione del gas fossile attraverso la distillazione del carbone a favore della distribuzione del solo gas metano Anni ’60 estensione e riconfigurazione della rete elettrica e prime corse con autobus alimentati a gasolio 1963 costruzione impianto per lo stoccaggio del gas metano presso Monte Crocetta, il primo in Italia telecomandato dalla sede centrale di San Biagio 1964 inaugurazione dell’attuale sede di Contrà Pedemuro San Biagio 1970 costruzione del serbatoio idrico di Monte Crocetta, completamente interrato per non intaccare il paesaggio ed estensione delle reti idriche, del gas, dell'elettricità e del trasporto urbano anche fuori dalle mura cittadine 1979 costituzione del laboratorio interaziendale per il controllo della qualità delle acque in società con AMAG di Padova (ora Acegas-Aps spa) 1981 affidamento ad AIM del servizio Igiene Ambientale 1984 AIM acquisisce una partecipazione nella Centrale Termica del Mincio 1985 costruzione della centrale di teleriscaldamento Cricoli 1994 assunzione del servizio Sosta 1995 assunzione del servizio Fognatura e Depurazione 1996 AIM festeggia il traguardo dei 90 anni e diventa Aziende Industriali Municipali-Azienda Speciale con propria autonomia giuridica e soggettività tributaria 1997 il l Laboratorio analisi acque AIM/AMAG diventa Centro Idrico Novoledo srl 2000 AIM diventa Società per Azioni e assume la denominazione di AIM Vicenza spa 2002 AIM ottiene le Certificazioni di Qualità 9001 e Ambientali 14001 2003 acquisisce da ENEL spa il ramo distribuzione energia elettrica nella città di Vicenza e diventa soggetto salvaguardato nell'ATO Bacchiglione. Viene creata la società AIM Vendite srl che si occupa della vendita del gas metano 2005 nuovo assetto organizzativo: AIM Vicenza spa si trasforma in una holding operativa che controlla le società di scopo 2006 AIM festeggia i cento anni di attività
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